☎ 351.51.64.843 – 320.040.62.98 – ✉ info@fisiocorsi.it

La tecnica Strain-Counterstrain (SCS), elaborata dal dott. Lawrence H. Jones, rappresenta una pietra miliare nell’ambito delle terapie manuali osteopatiche. Si basa su un principio semplice ma estremamente efficace: riposizionare il corpo in una posizione di comfort per ridurre l’attività nocicettiva e neuromuscolare disfunzionale. Nel tempo, il modello teorico alla base della tecnica si è arricchito grazie agli studi del neurofisiologo  Irvin M. Korr, che ha fornito un’interpretazione neurofisiologica profonda dei meccanismi alla base delle disfunzioni somatiche e del loro trattamento.

Strain-Counterstrain

Meccanismi Neurofisiologici

1. Fusione teorica Jones-Korr: fusi neuromuscolari e tono basale

Irvin M. Korr, negli anni ‘50 e ‘60, ha rivoluzionato la visione osteopatica del sistema nervoso autonomo e somatico. Korr descrisse come le alterazioni del tono neuromuscolare (muscle spindle hyperactivity) fossero correlate a disfunzioni viscerosomatiche e somatoviscerali, sostenendo che un muscolo in stato di contrazione anomala potesse amplificare gli input sensoriali e nocicettivi ai segmenti spinali corrispondenti.

“Il muscolo non è mai isolato, ma parte di un circuito neurofunzionale” (Korr, 1970)

La Strain-Counterstrain, riposizionando il muscolo in massimo accorciamento passivo, agisce direttamente su questa iperattività fusale, resettando il riflesso gamma. Secondo Jones, ciò determina la normalizzazione della risposta riflessa e una diminuzione della scarica nocicettiva. In questo senso, SCS è una tecnica di modulazione del sistema gamma-loop, pienamente compatibile con il modello neurofisiologico elaborato da Korr.

Korr I.M. (1975). Propose che le disfunzioni somatiche derivassero da circuiti spinali facilitatati sostenuti da afferenze anomale periferiche, rendendo le tecniche indirette come la SCS particolarmente efficaci per rompere questo circolo vizioso.

2. Inibizione riflessa e riorganizzazione neuronale

Durante la tenuta della posizione di comfort (circa 90 secondi), si verifica una modulazione riflessa dell’attività neurale, periferica e centrale e una normalizzazione del tono simpatico locale.

  • Rilascio di GABA e serotonina: la posizione di non-dolore può attivare interneuroni inibitori, con effetto calmante sulla scarica nocicettiva.
  • Downregulation dei nocicettori periferici: grazie alla posizione di accorciamento recettoriali si modula l’attività di molteplici recettori, come meccanocettori e nocicettori ed altri
  • Riorganizzazione centrale: in soggetti con dolore cronico, la SCS può contribuire a rimodellare le mappe corticali alterate.

Secondo Galletti et al. (2012), queste tecniche leggere e non invasive stimolano i meccanismi di plasticità funzionale nelle aree cerebrali sensorimotorie, generando benefici prolungati.

3. Modulazione del tono simpatico

Il modello di facilitazione segmentaria, promosso da Korr, suggerisce che stimoli anomali periferici possano mantenere elevata l’eccitabilità del corno medio-laterale e parte del dorsale con aumento del tono simpatico e dolore cronico spinale. La SCS, tramite l’inibizione riflessa può rompere questo ciclo.

Scali et al. (2013) mostrano che il trattamento SCS sui muscoli suboccipitali riduce l’attività del sistema simpatico, misurata tramite parametri emodinamici e HRV.

Applicazioni Tecniche della Strain-Counterstrain

La Strain-Counterstrain (SCS) è una tecnica estremamente versatile, adattabile a diverse aree del corpo e condizioni cliniche. Il trattamento si articola in tre fasi fondamentali:

  • Individuazione del tender point (punto di ipersensibilità palpatoria)
  • Ricerca della posizione di comfort in cui la tensione percepita si riduce di almeno il 70%
  • Mantenimento della posizione per 90 secondi, seguito da un ritorno lento e passivo alla posizione neutra

Vediamo ora nel dettaglio le principali aree di applicazione, i protocolli operativi e gli effetti osservabili.

Regione Cervicale e ATM

Disturbi trattabili:

  • Cervicalgia acuta e persistente
  • Tension headache
  • Vertigine cervicogenica
  • Disfunzioni temporomandibolari (TMD)
  • Bruxismo e serramento notturno

Muscoli bersaglio:

  • Suboccipitali (Rectus capitis posterior major/minor, Obliquus capitis)
  • SCM (Sternocleidomastoideo)
  • Massetere e Temporale
  • Pterigoideo interno

Modalità tecnica:

Il paziente in posizione supina viene guidato passivamente verso una combinazione di flessione/rotazione/lateroflessione fino al punto di massimo rilascio palpatorio del tender point. Ad esempio, nei muscoli suboccipitali, la SCS agisce deattivando anche afferenze nocicettive legate a cefalea cervicogenica o TMD.

Evidenza: Fryer (2009) ha documentato miglioramenti nella funzionalità mandibolare e riduzione della sintomatologia dolorosa dopo 4 sedute di SCS nei TMD.

Regione Dorsale e Costale

Disturbi trattabili:

  • Disfunzioni costovertebrali
  • Dolori interscapolari
  • Disfunzioni respiratorie (restrizioni toraciche)

Muscoli bersaglio:

  • Multifidi toracici
  • Intercostali interni/esterni
  • Paraspinali toracici
  • Serrato posteriore superiore

Modalità tecnica:

In posizione seduta o prona, si eseguono piccole flessioni-estensioni e rotazioni toraciche o movimenti scapolari che portano al rilassamento dei tender point.

Scali et al. (2013) hanno osservato una riduzione del tono simpatico in risposta al trattamento SCS in muscoli intercostali associati a disfunzioni viscerali.

Regione Lombare e Pelvica

Disturbi trattabili:

  • Lombalgie meccaniche
  • Sindrome del piriforme
  • Sacroileite
  • Disfunzioni dell’articolazione sacro-iliaca

Muscoli bersaglio:

  • Quadrato dei lombi
  • Multifidi lombari
  • Piriforme
  • Glutei profondi

Modalità tecnica:

Il paziente viene posizionato in decubito laterale o supino, prono con flesso-estensioni/abduzione del fianco o rotazione del bacino fino al rilassamento del tender point.

Moran et al. (2015) hanno dimostrato una significativa riduzione del dolore e del numero di tender points nei muscoli lombari dopo 6 sessioni di SCS.

Arto Superiore

Disturbi trattabili:

  • Tendinopatie di spalla (infraspinato, sovraspinato)
  • Borsiti
  • Epicondiliti
  • Tunnel carpale (nei quadri iniziali)

Muscoli bersaglio:

  • Deltoide posteriore
  • Infraspinato
  • Supinatore
  • Pronatore rotondo

Modalità tecnica:

La posizione di comfort coinvolge spesso il posizionamento dell’arto in rotazione interna/esterna o abduzione passiva. Nei casi di epicondilite, si lavora sulla supinazione e l’estensione del gomito con variazioni fini fino alla riduzione del dolore al punto trigger.

Degenhardt et al. (2005) hanno osservato una riduzione EMG significativa dei muscoli dell’avambraccio dopo tecniche SCS.

Arto Inferiore

Disturbi trattabili:

  • Sindrome della bandelletta ileotibiale
  • Pubalgia
  • Tendinopatie achillee
  • Dolore anteriore di ginocchio (sindrome femoro-rotulea)

Muscoli bersaglio:

  • Tensor fasciae latae
  • Adduttori dell’anca
  • Gastrocnemio mediale e laterale
  • Tibiale posteriore

Modalità tecnica:

La posizione di comfort prevede spesso rotazione esterna/interna della coscia o flessione selettiva di anca/ginocchio. Nelle disfunzioni plantari o del tendine d’Achille, il paziente può essere trattato in prono con il piede mantenuto in flessione plantare passiva.

Alvarez et al. (2018) hanno riportato una riduzione dell’edema e del dolore in pazienti trattati post-operatoriamente con SCS ai muscoli del polpaccio.

Muscolatura Respiratoria e Diaframma

Disturbi trattabili:

  • Disfunzioni respiratorie croniche
  • Dolore toracico
  • Disfunzione diaframmatica (post-chirurgica, ansia correlata)

Muscoli bersaglio:

  • Diaframma (zona costale e crurale)
  • Scaleni
  • Sternocleidomastoideo
  • Intercostali profondi

Modalità tecnica:

Il trattamento può essere integrato con tecniche respiratorie sincronizzate

Studi clinici osservazionali mostrano un miglioramento nella meccanica respiratoria e nella capacità vitale dopo 4-6 trattamenti integrati con SCS diaframmatica.

Vantaggi della Strain-Counterstrain

  • Tecnica indolore e non invasiva
  • Sicura anche in pazienti fragili o con dolore acuto
  • Approccio sistemico e neurofisiologico

Conclusioni

La Strain-Counterstrain, a oltre 70 anni dalla sua nascita, si conferma una delle tecniche manuali più efficaci, delicate e scientificamente supportate nella gestione delle disfunzioni muscoloscheletriche. Il modello neurofisiologico di Irvin M. Korr offre una cornice teorica solida per comprendere il suo impatto sul sistema nervoso, sostenendo l’integrazione della SCS in programmi di riabilitazione, osteopatia e terapia manuale avanzata.

Bibliografia

  • Korr, I.M. (1975). The Neural Basis of the Osteopathic Lesion. Journal of the American Osteopathic Association, 74(5), 548–559.
  • Degenhardt, B., Fossum, C., & Johnson, J. C. (2005). Electromyographic changes after strain counterstrain. J Bodyw Mov Ther, 9(3), 212–219.
  • Fryer, G. (2009). Muscle energy and strain-counterstrain techniques for temporomandibular disorders. Int J Osteopath Med, 12(1), 22–29.
  • Galletti, F., Farina, D., & Merletti, R. (2012). Neuromodulation and muscle relaxation mechanisms. Clin Neurophysiol, 123(2), 381–389.
  • Moran, R. W., & Gibson, J. N. (2015). Efficacy of Strain-Counterstrain in low back pain. Manual Therapy, 20(3), 482–487.
  • Scali, F., Pontell, M. E., & Enix, D. E. (2013). The effects of strain and counterstrain on autonomic function. J Chiropr Med, 12(2), 58–64.
  • Alvarez, E., Rojas, D., & Lee, S. (2018). SCS in total knee replacement rehab. Physiother Theory Pract, 34(7), 529–535.
  • Jones, L. H., & Kusunose, R. E. (1981). Strain and Counterstrain. Jones Institute.