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Articolo di Italo Zidda

Vorrei innanzitutto precisare che lo scopo dell’osteopatia è di fare in modo che tutti i tessuti del

corpo abbiano una buona mobilità.

Si ritiene che una struttura che abbia una buona mobilità avrà un buon funzionamento («la

struttura governa la funzione» afferma A.T. Still padre dell’osteopatia).

«Mi farai scrocchiare?»

Ecco una domanda che riceviamo molto spesso!

Alcune persone hanno il desiderio che le si faccia «scrocchiare» perché dà loro l’impressione di

stare meglio e più equilibrate.

Altri invece chiedono espressamente metodi più delicati e dolci perché il Thrust li spaventa o

hanno avuto brutte esperienze con altri terapisti.

Facciamo il punto qui!

Le tecniche strutturali 

Si tratta del THRUST. Questo termine barbaro corrisponde al cracking. 

Ma in realtà, il Thrust non ha affatto lo scopo finale di sentire un rumore articolare! È una tecnica di manipolazione su un’articolazione, con un movimento rapido e minimo generalmente chiamato HVLA (movimento ad alta velocità e bassa ampiezza). Il suo scopo è quello di eliminare la fibrosi in un’articolazione e modificare le informazioni nervose che mantengono una contrazione muscolare, che limita la mobilità di tale articolazione. Sul rumore che solitamente viene percepito esistono diverse teorie che approfondiremo in seguito. 

Lo scrocchio articolare chiamato anche “popping sound” dagli anglosassoni, avvertito al termine della tecnica, non sempre è presente e non ne pregiudica l’effetto terapeutico.

L’importante è quindi che la tecnica sia fatta nel rispetto del benessere del paziente, con un movimento rapido e di scarsa ampiezza. La prova di una tecnica di successo è quindi il recupero di una buona ampiezza articolare e non il rumore generato.

Le teorie sul rumore articolare “popping sound”.

Nel 1995, Brouder ha descritto una teoria per spiegare il meccanismo che genera il pop sound prodotto dalla manipolazione di un’articolazione: la teoria della cavitazione. Secondo questa teoria, la riduzione di pressione all’interno dell’articolazione sollecitata provoca la formazione di bolle di gas, principalmente di azoto, che si liberano nella soluzione. Quando queste bolle collassano rapidamente su sé stesse, si genera un suono “il crack articolare”. Successivamente, queste bolle vengono assorbite lentamente dal liquido sinoviale, un processo che può richiedere da alcuni secondi a molti minuti (solitamente 20 minuti circa). Durante questo periodo di tempo, noto come periodo refrattario, non è possibile ricreare il rumore articolare.

Uno studio del 2015 di Watson condotto con risonanza magnetica ha dimostrato che il popping sound generato dalla manipolazione dell’articolazione metacarpo-falangea è causato dalla formazione di bolle di gas (tribonucleazione), piuttosto che dal loro collasso.

Altri studi, ad esempio quello di Cascioli, hanno evidenziato che non sono presenti gas nello spazio articolare e non sembra esservi alcun aumento della distanza tra le zigapofisi vertebrali dopo la manipolazione. Inoltre, non sembra esserci alcun effetto vacuum od un periodo refrattario sia che la manipolazione vertebrale venga eseguita applicando o non applicando una trazione.

Detto questo il rumore generato e percepito durante una manipolazione HVLA non possiede, al momento, una chiara evidenza scientifica che dimostri l’efficacia del Thrust in associazione al rumore articolare percepito. Anche se alcune persone possono erroneamente credere che il popping sound indichi il successo del trattamento, la ricerca non è in grado di supportare tale affermazione.

Le tecniche “dolci” 

Queste sono le tecniche fasciali, craniali, viscerali. 

Le fasce sono involucri fibrosi ed elastici che circondano tutte le strutture del nostro corpo come muscoli, organi, ossa, legamenti… Queste fasce sono tutte collegate tra loro dalla testa ai piedi e hanno una certa mobilità.

I micromovimenti, che probabilmente una mano poco allenata non percepisce, interessano particolarmente gli osteopati («ma che ci fa lì? Perché non muove le mani?»)

Una restrizione di questa mobilità rappresenta una disfunzione, così come una limitazione della mobilità articolare. Questa ipomobilità si ripercuoterà sui movimenti di maggiore ampiezza ( macromovimenti), quelli che realizziamo nella vita quotidiana, e creerà squilibri, tensioni, dolori…

Le tecniche craniali e viscerali fanno ricorso a queste tecniche fasciali.

«Ok ok, ho capito la differenza, ma allora  è giusto far scrocchiare o no?» 

Tutte le tecniche osteopatiche, strutturali o dolci, sono tutti strumenti che abbiamo a nostra disposizione. A seconda del tipo di disfunzione che incontreremo nei nostri test, useremo semplicemente questa o quella tecnica, probabilmente quella più appropriata al singolo paziente! 

Una tecnica non è più efficace dell’altra in sé. 

La tecnica più efficace è quella adattata al «problema» di ogni singolo individuo. 

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